Canti di guerra: Conflitti, vendette, amori nella Milano degli anni Settanta di Stefano Nazzi

 “Aiuto, aiuto è scappato il leone”. “Da Vengo anch’io no, tu no” di Jannacci, Fo,

Fiorentini

Stefano Nazzi è giornalista di cronaca nera, dispiace non averlo conosciuto prima come autore di libri. Canti di guerra (2024) racconta di una Milano criminale degli anni settanta del secolo scorso. È scritto come un appassionante romanzo di gangster americani, siamo invece all’ombra della Madonnina, in Piazzale Loreto, alla Comasina, a Lambrate, in Via Porpora. I protagonisti sono tre: Francis Turatello, detto «Faccia d’angelo», Renato Vallanzasca, il «bel René», e Angelo Epaminonda, «il Tebano». Bische clandestine, prostituzione, rapine, spaccio di droghe e sigarette. Agguati, sparatorie, inseguimenti per la città, nascondigli, latitanze, San Vittore, coltellate, pellicce, distinte signore, eleganti signori, soldi sporchi, lussuosi matrimoni in carcere, cocaina, moltissima cocaina. Una vita di gran lusso e di grandi rischi.
La particolare fascinazione per le figure di alcuni malviventi arriva da lontano, dai film americani, dal bandito ribelle e anarchico che non accetta la società così com’è, dalla seduzione del bandito gentiluomo, da una vita spericolata, dall’uomo alfa, dai desideri di ricchezza, potenza senza regole e limiti. Siamo noi poveri impiegati di banca, innocui negozianti, piastrellisti innocenti, postini sconsolati, rider senza futuro che guardiamo incantati queste esistenze avventurose. Al massimo ci accontentiamo di rivedere “Il mistero del falco” di John Huston, con Humphrey Bogart e Peter Lorre, quasi addormentati sul divano del salotto buono di casa.

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