“Goffredo Fofi. Vita e opere di un intellettuale irregolare di Giuseppe Muraca

Insegna senza percepire alcun compenso.

“Goffredo Fofi. Vita e opere di un intellettuale irregolare.” (2026) è la prima biografia pubblicata a meno di un anno dalla morte. Nel frattempo sono usciti altri volumi con gli scritti di Fofi (Controcorrente. Memoria, scuola e resistenza, Edizioni Con Nuovi Tempi, pag. 354; Strade Maestre, Feltrinelli, pag. 300; Cinema e bizzarria, La Nave di Teseo, pag.610; Storie di cinema, Registi, film, ricordi e racconti del grande schermo, Internazionale, pag. 96). Altri ne usciranno per il semplice motivo che l’intellettuale di Gubbio ha sempre scritto moltissimo, dappertutto.

Questa biografia è un’opera collettiva, nata dall’idea di Giuseppe Muraca, contiene scritti di Stefano De Matteis, Franco Lorenzoni, Nicola Villa, Antonio Schina. Sono anche presenti testi di Fofi e un articolo di Grazia Cherchi.

“Fofi è stato un pessimista, ma, come ha scritto Norberto Bobbio, “un pessimista scontento di esserlo”, un intellettuale “che crede ancora alla speranza, che nasce dalla disperazione”, un moralista che però odia i “moralisti di professione” che usano la morale per scalare il potere e che, pur avendo la consapevolezza che il mondo sta andando in rovina non rinuncia a battersi per cambiarlo”. Bobbio centra in pieno il personaggio, sicuramente Fofi è stato un pessimista, un moralista disperato con un’inarrestabile desiderio di intervenire nella società, da quando, ancora ragazzo, corre in Sicilia per supportare gli scioperi alla rovescia di Danilo Dolci. Prima la guerra dove assiste ad un massacro nazista di quaranta persone, poi l’immensa povertà dei contadini siciliani, infine l’aver assistito ad una terribile morte di una giovane per fame, lo segneranno per la vita. Sarà una scelta quasi francescana (anche nell’abbigliamento). Nicola Villa scrive: “Non c’era calcolo, c’era solo passione.”

In molti ricordano il carattere non semplice: “Mi sono trovato in molte attività ma è stata proprio la mia approssimazione in ogni specifica professionalità, proprio l’irrequietezza e l’insoddisfazione che mi vengono da caratteri e nevrosi, proprio un eccesso di curiosità per le cose del mondo e per quelle della cultura a spingermi quasi naturalmente a fare riviste come perno per la mia sballata esistenza.” Franco Lorenzoni riporta questa autoconfessione, la “sballata esistenza” costruita sul perenne viaggiare (in treno) tra città, conferenze, seminari, lezioni, case editrici, a incontrare e a voler conoscere le persone che considerava interessanti, vicine al suo pensiero. Spesso queste infatuazioni si trasformavano nel breve o nel lungo tempo in dissidi fortissimi, talvolta insanabili.

Ritengo che lo scritto di Nicola Villa sia il più interessante per conoscere l’uomo Fofi. Redattore per le Edizioni dell’Asino, sempre in contatto con Fofi ricorda: “Era un dialogo continuo, spesso nevrotico fatto di tensioni sotterranee e di improvvise accelerazioni. Era un vero e proprio rovello quotidiano.” E ancora, minacciava: “Attento perché se le Edizioni dell’Asino hanno successo, io me ne vado.” Capisco lo sgomento di Villa, nato nel 1984, confrontarsi con un “mito” di quasi cinquanta anni più grande.

Da ultimo vorrei ricordare che Fofi è morto povero. Nell’ultimo periodo della sua vita ammalato e assistito è stato aiutato dagli amici più vicini. Ha rifiutato e si è arrabbiato per la volontà di alcuni che avrebbero voluto ricorrere alla Legge Bacchelli. In Sicilia, ai tempi degli scioperi alla rovescia: “Riceve un foglio di via ed è costretto a lasciare Palermo. La colpa addebitatagli nel provvedimento di espulsione fu così formulata: Insegna senza percepire alcun compenso”. Un destino.

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