Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Jorge Luis Borges
“Il silenzio dell’opinione pubblica” raccoglie la conversazione tra Ezio Mauro e Zygmunt Bauman tenuta in occasione della “Repubblica delle idee” il 6 giugno 2014 a Napoli.
Poche pagine vivacissime, i due discutono di informazione, di come è cambiata nell’era digitale, della disintegrazione dell’informazione classica, dell’impotenza dei singoli stati e dell’affermazione di multinazionali che governano trasversalmente. “Le istituzioni nazionali appaiono impotenti. Sono state create quattro secoli fa per difendere la sovranità territoriale, ma oggi la sovranità non esiste più come un tempo: viviamo in un sistema interdipendente, e quelle stesse istituzioni non sono più adatte a governarlo” afferma Zygmunt Bauman. “Ma la politica, con le istituzioni che ha prodotto, rimane confinata nella dimensione degli Stati-nazione e non è in condizione di rispondere ai problemi che invece il movimento globale dei capitali e delle informazioni produce” conferma Ezio Mauro
Per Zygmunt Bauman: “La nostra soglia di attenzione si è drasticamente ridotta. Non riusciamo più a concentrarci a lungo su un’unica cosa. L’arte di vivere, ormai, consiste soprattutto nel dimenticare ciò che si è appreso il giorno prima, per fare spazio a nuove informazioni che ci travolgeranno il giorno successivo”
“La gerarchia è il vero criterio distintivo del giornale dalla rete, e l’attribuzione di una misura alle vicende della giornata è esattamente un’assunzione di responsabilità, l’esercizio di un dovere, oltre che l’espressione di una tecnica e l’applicazione di una competenza.” “Viviamo sempre meno in una comunità e sempre più invece in una rete” così Ezio Mauro. Un tempo la rete veniva esaltata perché avrebbe dovuto rappresentare un modello non gerarchico, in realtà si sono aboliti consolidati modelli di comunicazione.
“Io ho l’impressione che favoriscano lo scambio tra nicchie private che dialogano tra loro ma non si combinano nella costruzione di una corrente più ampia, libera e autonoma” scrive Mauro e Bauman: “Così, a differenza della vita reale, online possiamo costruire una “camera anecoica”, una cassa di risonanza in cui riecheggiano solo le nostre stesse opinioni.
Siamo inondati da informazioni di ogni genere, possiamo vivere iscrivendoci ad una pagina dedicata alle palline da ping pong, al sapore delle sardine, a come cucinare gli spinaci, a dieci consigli per imparare a nuotare in camera da pranzo, a come passarsi la lingua sulle labbra, a un pasto veloce con soli tredici ingredienti, etc. Ci possiamo rinchiudere in un misero universo e ignorare quello che accade nel mondo, nel quartiere, nella nostra città.
Purtroppo i quotidiani si sono adeguati, mettono in rilievo le notizie sportive, cold case, gossip di tutti i generi, i costumi più seducenti di questa estate, dove vanno in vacanza i vip, l’intervista ad un campione di freccette.
Sopravvivono i libri. Senza pubblicità, interruzioni, popup, notifiche, reel, creator digitali, feed, tag, hashtag, follower, like, influencer, etc. Mi fermo qui: non voglio perdere la poca dignità rimasta.
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