Io porto memoria. Vicende, legami e destini tra discriminazione e persecuzione di Sara Giovanna Sinigaglia

…poter volerci ancora bene, in un mondo che fosse guarito dalla criminale follia. Renzo Segre

Renzo Segre nel suo “Venti mesi” afferma: “Forse il mio dolore di essere stato bruscamente divelto dalla mia casa e di aver visto sfasciato il mio piccolo mondo, è condiviso dalle mie cose che, pur esse travolte dal turbine e passate in altre mani, forse soffrono.” L’autore immagina che anche le sue cose soffrano per essere cadute in mano nemiche.

“Io porto memoria. Vicende, legami e destini tra discriminazione e persecuzione” di Sara Giovanna Sinigaglia racconta della sua famiglia soprattutto di Giustino Sinigaglia suo nonno, pacifico impiegato, che da un giorno all’altro si vede esautorato dal lavoro. Tra storia locale e storia familiare si racconta di Udine, fascismo, persecuzioni, incredibili ingiustizie. I giovani espulsi dalle scuole dell’intero Regno, la nascita di scuole fantasma, dove i poveri ragazzi studiano a casa dell’uno e dell’altro, perché la vita deve continuare, perché l’educazione non si può fermare.

Siamo solo all’inizio, la persecuzione diventerà terribile, in molti saranno deportati nei campi di concentramento, quasi tutti non torneranno.

La piccolissima comunità ebraica viene sventrata, divisa, eliminata, alcuni riusciranno a fuggire, a trovare ospitalità da quegli italiani e italiane resistenti, che coraggiosi nasconderanno quelle incolpevoli vittime in monasteri, chiese, casolari, grotte. Vite distrutte da un orrore condiviso, ignorato da chi si girava dall’altra parte o non aveva il coraggio di reagire.

Infine la Liberazione, dapprima i partigiani seguiti dagli eserciti alleati. Il dolore rimane, Franca Valeri, famosissima e indimenticata attrice, nata a Milano, raccontò che volle essere presente all’esibizione di Mussolini e dei gerarchi fascisti: «Vidi Mussolini in piazzale Loreto, non mi fece pena. Da ebrea ho sofferto»

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