La virtù di Checchina di Matilde Serao

Non puoi credere che è di terribile non aver l’orologio, quando si ha l’amante!

Si tifa per la povera Checchina, si spera in un amore di contrabbando, nascosto, anche fugace. Tutto sembra essere contro di lei: Susanna, la governante bigotta, il maltempo, la scomparsa di un ombrello, la mancanza di un orologio, incontri indesiderati, un portiere sempre all’erta. E così sfuma l’incontro con il bel Marchese di Altavilla che aspetta la fascinosa e infelice sposina.

È il caso a farli incontrare, proprio suo marito gli presenta ad un pranzo il nobile intraprendente che non perde tempo e subito chiede a Checchina di incontrarsi, segretamente, nel suo palazzo. La donna è affascinata, spinta dal desiderio, dalla passione, dal proibito. Stringe in petto la lettera che ha scritto il marchese e nel contempo lo confronta con il marito, il dottor Toto Primicerio goffo, ingombrante, taccagno, spilorcio, lontanissimo dalle ambizioni della donna, dai sogni di vesti eleganti, di un guardaroba più consono al rango.

Una quotidianità noiosa, ripetitiva, senza prospettive, senza futuro. Il marchese è una luce accesa in fondo ad un labirinto. Checchina è irrequieta, infine sarà la paura, il timore di uno scandalo, il terrore di perdere quel poco che ha. Che miseria la vita borghese!

Questa novella Matilde Serao l’ha scritta nel 1883, quasi 150 anni fa, eppure Checchina è viva, ansiosa e infelice, è una donna che sogna, immagina, vorrebbe sentirsi abbracciata, elegante e sensuale. Tifiamo per lei, soffriamo con lei, personaggio letterario e nello stesso tempo indispensabile.

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