Le rose del ventennio di Gian Carlo Fusco

Erano la condizione più misera e confusa di un tragico equivoco

Giancarlo Fusco (1915 – 1984) è stato personaggio difficilmente inquadrabile. Ha fatto di tutto nella vita: il ballerino, il pugile, l’attore cinematografico (insieme a Ugo Tognazzi nel film di Monicelli “Vogliamo i colonnelli”), forse anche il bandito, lo scrittore, il giornalista (L’Espresso, L’europeo, Il Giorno), il narratore di storie, l’impenitente frequentatore di case chiuse.
Gli amici lo ricordano come affascinante affabulatore, raccontatore raffinato, ma anche spaccone, amabile nei particolari, apprezzato per le quasi pignole descrizioni di uomini e donne, di caratteri ridicoli e pericolosi, di dittatori mascelloni. Nella nota finale di Beppe Benvenuto scrive: “Discorso non differente merita il suo contaballismo.” Proprio così, forse alcuni aggiustamenti, molti particolari sono inventati di sana pianta, forse alcune storie sono frutto esclusivo della sua fantasia.
Questa premessa per dire che leggendo questi otto scritti sarete conquistati immediatamente, incollati alle pagine senza possibilità di salvezza, navigherete tra le righe abbagliati. Vi fermerete solo alla parola fine. Non avete mai letto nulla di simile. Il convegno del 1921 che vedrà nascere il Partito Nazionale Fascista verrà ridicolizzato attraverso un racconto apparentemente innocuo. “La folla dei congressisti si levò in piedi e cominciò ad acclamare il duce in tutti i dialetti.” “Mussolini guardò tutto, arricciando il labbro con paterna soddisfazione.” “Poi si fece silenzio. Il duce, in piedi sulla tribuna, teneva il mento sollevato e faceva gli occhi rotondi.” “Fa-ri-nacc, Fa-ri-nacc! A vulem ch’a Parla Fa-ri-nacc! Essi gridavano. Mussolini, al suo posto, era nero.”
Un folletto impertinente, un cronista dai mille occhi, attento ai particolari, alle cartacce per terra, alla retorica patriottesca. Sempre in questa raccolta vi racconterà delle donne fasciste (Le rose del ventennio); di D’annunzio nel suo vittoriale; di Aimone di Savoia-Aosta, duca di Spoleto nominato sovrano del regno di Tomislavo. Non si può non pensare a Rufus T. Firefly dittatore di Freedonia nel film “La guerra lampo dei fratelli Marx.”

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