Quel mondo ci appare ormai sempre più lontano. Marzio Barbagli
Per raccontare “La storia di Caterina” (2014) è necessario partire da Alain Corbin, forse il migliore autore di microstoria e storia sociale. Nel saggio “Terra incognita. Una breve storia dell’ignoranza” afferma: “Quando studiamo il passato non prestiamo abbastanza attenzione a ciò che la gente non sapeva.” Quando si scrive di storia, del passato, per Corbin è importante conoscere i saperi dei tempi studiati, ma soprattutto quali fossero le interpretazioni dei saggi e della gente comune, quali le conoscenze acquisite nel momento o nel periodo in cui avvengono i fatti. Marzio Barbagli lo fa benissimo raccontando la storia di Caterina Vizzani (1719-1743) che per otto anni si fece credere uomo con il nome di Giovanni Bordoni. Perché tutti questi misteri? Semplicissimo Caterina si vestiva da uomo e nascondeva un organo maschile di stoffa per poter essere creduto un uomo e poter frequentare le donne liberamente.
In questa storia i personaggi principali sono ovviamente Caterina, poi Marzio Barbagli e infine un famoso medico e patologo Giovanni Bianchi (1693-1775) che fece l’autopsia della giovane donna e scrisse un interessantissimo libretto: “Breve storia della vita di Catterina Vizzani Romana. Che per ott’anni vestì abito da uomo, etc. (1744).
Muore a 24 anni Caterina, non di morte naturale, durante una fuga d’amore, il 16 giugno 1743, un colpo d’archibugio la ferì gravemente, visse ancora pochi giorni. Soltanto dopo la morte si scoprirà che Giovanni Bordoni in realtà era una donna.
C’è una lucidità illuminista nello scritto di Giovanni Bianchi, racconta di appetiti umani, di fatti d’amore, di amoroso foco, non si fa influenzare dalle condanne della Chiesa, della giurisprudenza, della stessa medicina.
Marzio Barbagli ci aiuta a capire, saltellando tra i secoli, le interpretazioni “scientifiche” dell’omosessualità femminile, fatto risalire a difetti fisici. a problemi organici. Malattia infamante, le donne saranno punite, condannate, rinchiuse nei manicomi. L’arrivo della psicoanalisi correggerà l’interpretazione considerando l’omosessualità una deviazione dell’istinto sessuale: si sposta il problema, la condanna rimane.
L’autore costruisce la storia dell’omosessualità femminile, delle difficoltà, dei pochi casi che la storia ci ha tramandato. Soltanto “nel dicembre del 1973 il direttivo dell’associazione americana di psichiatria decise di togliere l’omosessualità dal manuale dei disturbi mentali.”
Ci sono stati molti cambiamenti in positivo: “la moltiplicazione dei luoghi di incontro e delle comunità lesbiche, il superamento dell’uso dell’inversione di genere, il diffondersi del rito del coming out, la crescita dell’endogamia sessuale, la diffusione delle coppie omosessuali conviventi, il riconoscimento del diritto di queste coppie di sposarsi e di adottare dei figli.”
Non sono cambiamenti omogenei, purtroppo esistono ancora fortissime discriminazioni, intolleranza, disprezzo. In alcuni pasi l’omosessualità è ancora duramente punita, vietata, ostacolata.
L’autore conclude con un segno di speranza: “Quel mondo ci appare ormai sempre più lontano”. Purtroppo è anche vero che la storia spesso arretra, i cambiamenti positivi possono essere dimenticati, l’oscurantismo è sempre dietro la porta.
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