Il nostro intento, invece, è accendere tutte le luci contemporaneamente. Fernand Braudel
È affascinante, avventurosa e drammatica la vita Fernand Braudel (1902-1985). Durante il lungo periodo di detenzione in Germania dal 1940 al 1945 riuscì a scrivere quasi completamente a memoria un capolavoro monumentale (circa 1500 pagine) della storiografia “Il Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II.” Nel tempo libero (sic!) tenne alcune lezioni di storia ai compagni detenuti. “Storia misura del mondo” raccoglie quelle lezioni.
Insieme a Marc Bloch e Lucien Febvre, Fernand Braudel inventò un modo diverso di raccontare la storia: “Basta vedere quanto sono rari i libri di geografia che ci dicano che cosa mangia l’uomo, come si veste, che cosa canta, che lingua parla, che cosa pensa o in che cosa crede”. La Storia non è più soltanto quella delle battaglie, dei regnanti, delle invasioni, delle campagne militari, la storia è anche quella che studia il clima, la cucina, il modo di vestirsi, la struttura della famiglia, i mezzi per viaggiare, le malattie, la sessualità, le credenze religiose, la vita quotidiana, l’educazione, lo sviluppo delle conoscenze, il trascorrere del tempo, i commerci, etc. “La vita è fatta di correnti che scorrono a velocità diverse: alcune (gli avvenimenti, le nostre esistenze) mutano di giorno in giorno, altre di anno in anno, altre di secolo in secolo.”
Una rivoluzione nella storiografia che è stata ed è fondamentale. Le conoscenze devono essere multiple, devono incrociarsi, lavorare insieme, diventare un laboratorio per scoprire gli elementi comuni e quelli dissonanti. “Basta con le vecchie scartoffie, voglio dire con i vecchi metodi, le idee superate, le società decrepite, con le civiltà e gli Stati del passato”.
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