Un mattino di gioia di P.G. Wodehouse

Non c’è niente di più penoso del vedere una cosa sicura rivelarsi incerta.

Saranno pure di nobile stirpe, un pò svampiti, spesso insopportabili, con la puzza sotto il naso. Prendete come esempio zio Percy, cioè Lord Worplesdon, terrorizza Bertie Wooster, ma anche chiunque abbia a che fare con lui, parenti, conoscenti, servitori, capitani di navigli (è un ricchissimo finanziere di trasporti navali), ma è terrorizzato dalla moglie Zia Agatha. Bertie Wooster le pensa tutte pur di fuggire dall’ex fidanzata Florence Craye, cerca di “affibbiarla” a conoscenti o amici pur di togliersela dalle scatole. Anche Zenobia «Nobby» Hopwood fa impazzire il fidanzato George «Boko» Fittleworth.

Tutto finirà nel migliore dei modi possibili per merito di Jeeves e demerito di Bertie. Quello che colpisce in questa storia campagnola è la forza del mondo femminile, le donne comandano a bacchetta i maschi, non per saggezza, ma per l’insistenza e la costanza persecutoria. Gli uomini fuggono, tentano di schivarle, mentono, raccontano frottole, cercano alleati tra le amicizie maschili, negano le evidenze. Inutilmente. Si rassegnano a questa lotta impari tra i sessi, amano riamati ma attenti a non suscitare le loro immotivate reazioni.

A dire il vero di motivato nei racconti di Wodehouse c’è pochissimo, giusto un’ombra. Proprio per questo, ogni volta, si rischia di morire di risate. Infine una considerazione dell’autore:“Sarebbe meglio chiedere cos’è andato dritto. L’impresa è stata un disastro dall’inizio alla fine”.

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