
La cittadinanza come privilegio
Feltrinelli pubblica tre brevi saggi di Lea Ypi (1979), nata in Albania, in seguito si è laureata in Italia alla Sapienza ed ora insegna Teoria Politica presso la London School of Economics. È autrice di romanzi e saggi. È marxista.
“Confini di classe. Disuguaglianze, migrazione e cittadinanza nello Stato capitalista” raccoglie tre brevi saggi pubblicati nel 2018 e nel 2022. L’argomento che tratta è particolare: la cittadinanza. “La cittadinanza, quando viene comprata e venduta anziché concepita come veicolo di emancipazione politica, diventa uno strumento di dominio e oppressione.”
“In passato, le battaglie per la cittadinanza e per l’espansione del diritto di voto erano parte di una lotta attiva per la progressiva inclusione di gruppi sociali precedentemente emarginati e senza diritti: i poveri, i lavoratori, le donne, gli abitanti delle colonie.” Il riconoscimento della cittadinanza non è più un diritto, è un privilegio. Chi è ricco, potente può permettersi di migrare comodamente, in aereo, senza traumi. I soldi sono sempre ben accetti, Stati e Comuni favoriscono “I migranti” che possono investire denaro, creare aziende, acquisire immobili sontuosi. Diversa è l’accoglienza per i poveri, costretti a viaggi terribili, lunghissimi, dove la morte è messa in conto, così come il rimpatrio. “Una volta che la cittadinanza diventa, di nuovo, un bene da comprare, da vendere e scambiare come una merce, l’ideale inclusivo della democrazia non appare che una vuota promessa.”
“I test di competenza civica per gli immigrati residenti di lungo periodo rievocano un’epoca in cui gli stessi criteri venivano utilizzati per limitare il diritto di voto a determinate categorie di persone all’interno di un territorio.”
“Le principali soluzioni poggiano su due modi alternativi di riconcettualizzare la solidarietà al di là dello Stato nazione: da un lato la solidarietà multiculturale, dall’altro la solidarietà sovranazionale. La difesa di questi modelli, a mio avviso, è avvenuta a scapito di un terzo modello, quello di classe”. Lea Ypi rifiuta modelli interpretativi multiculturali e sovranazionali, preferisce ragionare sui conflitti di classe.
“La minaccia per i lavoratori nativi non sono i lavoratori migranti, ma uno Stato capitalista che protegge gli interessi delle élite dominanti attraverso pratiche di gestione dei confini e politiche di integrazione che rendono i lavoratori migranti dipendenti dalla pressione dei datori di lavoro.” “Per comprendere il capitalismo, dobbiamo intendere i conflitti politici come conflitti non tra Stati e gruppi con profili culturali diversi, ma tra classi sociali diverse.”
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