Il Novecento. Sulle spalle dei giganti. Il Secolo in dieci vite di Enrico Deaglio

È terribile la tentazione di essere buoni. Bertold Brecht

Secondo la religione ebraica sulla Terra vivono 36 giusti, nascosti, sconosciuti, neppure loro sanno di esserlo, eppure proprio loro sono destinati a salvarci. Di giusti Enrico Deaglio ne indica soltanto dieci, conosciuti e sconosciuti. Li riporto in ordine alfabetico per nome: Abolhassan Banisadr, Alexander Langer, Bobbi Campbell, Carlo Tresca, Francesca Cabrini, Licia Pinelli, Marek Edelman, Nelson Mandela/Nadine Gordimer, Rosa Parks.

Sarà l’età o il caldo estivo, devo ammettere che mi sono emozionato e commosso con queste storie. Ci sono uomini e donne, pacifisti, premi Nobel, di colore e bianchi, religiosi o mangiapreti, musulmani, omosessuali, anarchici, sindacalisti, un cardiologo, un comandante della rivolta del Ghetto di Varsavia, una maestra, una fermata della RER di Parigi, un’inarrestabile vedova. Iraniani, italiani, statunitensi, polacchi, sudafricani.

Sono dieci ma si devono raccontare come se fossero  100, 1000. Non sono stati a guardare, incapaci di lasciare tutto com’è, sbagliato che sia. A loro modo hanno sempre combattuto (anche con le armi, più spesso senza) sono i Felici Pochi di Elsa Morante (Sarebbe una magnifica stravaganza, di scavalcare tutti insieme i tempi brutti in un allegro finale: FELICI TUTTI! Forse, il primo segreto essenziale della felicità si potrebbe ancora ritrovare. L’importante sarebbe di rimettersi a cercare).

Dei dieci di Deaglio vorrei ricordare Licia Rognini Pinelli, nata a Senigallia, neonata arriva a Milano, il padre falegname, la madre sarta. Molto tempo dopo seguirà un corso di Esperanto, lì conoscerà Giuseppe Pinelli, ferroviere. Si sposeranno, avranno due figlie Silvia e Claudia. Una famiglia che se la cava, Licia scrivendo tesi o articoli per gli studenti della Cattolica. Il destino e delle indagini falsissime faranno il resto. Pino Pinelli arriverà in Questura con il suo motorino rosso. Non tornerà mai più a casa, dalla moglie e dalle figlie, “precipiterà” da una finestra di Via Fatebenefratelli. Al dolore per una morte assurda, si aggiungeranno le falsità costruite da esponenti dei servizi segreti. Sarebbe stato uno degli organizzatori della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 causando la morte di 17 persone e del ferimento di 88. Tutto falso, oggi, come allora, lo sappiamo benissimo.

Rimangono una vedova di quarant’anni con due figlie di nove e dieci anni. Dovranno cambiare casa, lavoro, scuole, ma Licia fino alla morte avvenuta l’11 novembre 2024 a 96 anni lotterà in difesa del marito, per quell’onore calpestato, per una brava persona accusata di un’infamia. Enrico Deaglio racconta un fatto, piccolo, ma significativo dei tempi. Silvia e Claudia avevano dovuto cambiare scuola, la pressione era troppa, tra giornalisti, curiosi, pedinamenti. Licia le iscrisse al Trotter, una scuola in Via Padova, lontana dalla loro abitazione ma servita con un pulmino che andava a prendere e riportare gli alunni. “Ma accadde che sul pullman alcuni bambini finirono per riconoscere le due sorelle – il cognome era comparso sui muri, e l’eco della storia era ovunque – e cominciarono a prenderle in giro. Per le bambine tornare su quel pullman diventò una pena. Licia reagì con una decisione netta: non lasciò che la cosa scivolasse via. Il giorno successivo volle parlare con i genitori di una bambina. Ma alla fermata accadde qualcosa che Claudia ricordava come un piccolo miracolo milanese: non si presentò solo quel padre, bensì altri cinque o sei genitori, venuti apposta per chiedere scusa a Licia per quanto era successo.” Claudia e la bambina “incriminata” sarebbero diventate grandi amiche.

Tardi, molto tardi, soltanto nel 2009, Licia verrà invitata al Quirinale, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo. Definirà Giuseppe Pinelli: “Un innocente, che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un’improvvisa, assurda fine.”

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