Contro il fatalismo di David Foster Wallace

Questo saggio sosterrà che MT1 e MT2 non sono equivalenti.

Come posso recensire un libro se, dopo attenta lettura, devo sinceramente ammettere di non aver capito nulla? “Contro il fatalismo” di David Foster Wallace è la tesi di laurea in filosofia discussa nel 1985 all’Amherst College (USA). Traduttore e curatore sono entrambi docenti di filosofia all’Università di Roma Tre. Nell’introduzione spiegano che: “Pur trattandosi di una tesi di metafisica analitica – una delle branche più complesse della filosofia contemporanea -, la scrittura informale, il modo diretto di rivolgersi al lettore e l’uso di esempi ed esperimenti mentali le conferiscono un chiaro tratto stilistico wallaceano”. Beata innocenza! I professori universitari sono convinti che le loro conoscenze specialistiche e parcellizzate siano di dominio pubblico. Insomma difficilmente sono in grado di trasmettere conoscenze con chiarezza. Delle 121 pagine del testo e delle XXIX di introduzione ho capito soltanto, nella postfazione di William deVries, il seguente testo: “Ci aiutò anche a tinteggiare una stanza o due nella nuova casa in cui ci eravamo trasferiti quell’anno”. Onestamente credo che il Wallace imbianchino non rappresenti un aspetto fondamentale del saggio.

Non voglio e non posso trasformarmi in censore. Ritengo che pubblicare questo saggio nella collana einaudiana “Stile libero” sia fuorviante. Di David Foster Wallace ho letto alcuni romanzi, un titolo come “Contro il fatalismo” (diverso dall’originale “Richard Taylor’s “Fatalism” and the Semantics of Physical Modality”) attira il lettore, si pensa ad un testo contro la rassegnazione, il determinismo, la predestinazione, la passività, forse sarà anche così, capire il testo è un’altra cosa.

Riporto un estratto: “Qui abbiamo bisogno di un dispositivo semantico fisico-modale che sia in grado di tener conto del fatto che il tempo rispetto al quale una modalità  viene valutata, e la situazione fisica che si verifica nel momento rispetto al quale la modalità viene valutata, possono influire su tale valutazione”. Sono confuso, il mio piccolo cervello è ingarbugliato, sottosopra, in subbuglio, nel caos. Vi risparmio le pagine di formule.

Giampaolo Dossena nella strabiliante “Storia confidenziale della letteratura italiana scriveva: “Certi critici e certi professori sembrano probi custodi del nostro patrimonio letterario, in realtà sotto la faccia di persona onesta come quella di Gerione si cela una indiscriminata volontà di esclusione, il proponimento di non lasciar passare nessuno”.

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