
La bocca l’é minga stracca se la sa no de vacca
“M’avii fat ciapaa on stremissi per nagot.” (Mi avete fatto spaventare per niente) disse il Brambilla. Sembravano cannonate sparate contro i muri di Via Filangeri, San Vittore. Invece erano soltanto le ripetute pallonate di un calciatore che si allenava, ad ogni pallonata corrispondeva un colpo secco sulle pareti esterne del carcere.
La storia inizia con un balordo dedito al piccolo crimine che cerca di portarsi via dal Verzee (mercato agricolo) una botte di acciughe sotto sale molto ingombrate. Ci vuole poco perché un ghisa (vigile) l’acchiappi per le orecchie e lo consegni alla giustizia (sempre San Vittore).
Luca Crovi ci trasporta in una Milano in pieno fascismo, con una nebbia (scighera) che non lascia vedere ad un palmo di naso e la malavita (ligera) che ne approfitta. Per raccontare Milano, l’autore si arrampica sulle spalle dello scrittore Augusto De Angelis e del suo commissario Carlo De Vincenzi. Racconta dell’attentato avvenuto il 12 aprile 1928, durante la visita del re Vittorio Emanuele III, alla fiera Campionaria, che causò 20 morti e circa 40 feriti. Subito le indagini furono indirizzate contro antifascisti e anarchici (vi ricorda qualcosa di più recente?) che furono incarcerati ed in seguito rilasciati perché “estranei ai fatti.” Crovi racconta che nello stesso giorno dell’attentato al Re nella caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale avvenne una sparatoria che causò la morte di tre camicie nere. Il regime parlò di tragico incidente, in realtà gli storici affermano che all’interno della caserma avvenne un durissimo scontro tra diverse frange del fascismo.
La fantasia permette incontri inverosimili, immaginari anche se con un fondo di verosimiglianza. È così che il grande campione Giuseppe Meazza (quello delle pallonate), soprannominato Peppìn, incontra il commissario De Vincenzi, insieme, il giorno di Natale, si recheranno a San Vittore per una partita clandestina tra secondini e carcerati.
Augusto De Angelis, l’inventore del commissario De Vincenti, durante il fascismo fu incarcerato come antifascista per i suoi articoli sulla “Gazzetta del popolo”. Dopo diversi mesi fu scarcerato. Una squadraccia fascista lo aggredì violentemente, per le ferite riportate morì il 12 agosto del 1944.
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