
Meritarsi: «Un pullman di troie!»
Ancora Berlusconi! Che noia! Lasciatelo in pace! Lasciateci tranquilli!!
Pino Corrias è un grande narratore. È quasi doveroso ricordare ‘Vita agra di un anarchico’ del 1993, biografia appassionata di Luciano Bianciardi, geniale scrittore capace di “vedere” al di là delle apparenze, di svelare una società appena agli albori, di come il boom economico fosse l’inizio di un baratro umano e sociale.
“Berlusconi files. L’uomo di Arcore, la sua storia: memoria portatile per chi c’era e chi non c’era” (2026) è un libro agile, veloce, lucido. Racconta la nascita, l’ascesa di un costruttore, del re delle televisioni, dell’uomo politico, di una fortuna nata nell’ombra della mafia, di personaggi ambigui, di amicizie spericolate. Racconta anche di un uomo affascinante, simpatico, seducente. Di un uomo alla ricerca ossessionata di donne, di giovanissime che lo chiamano “papi”, di ragazze travestite da infermiere, di cene galanti. Di un uomo con troppi soldi, una montagna, un Monte Everest di quattrini per corrompere, acquisire parlamentari, giudici, abbindolare (e farsi abbindolare) da pin un alla ricerca di successi televisivi, di bunga bunga, da migliaia di quadri di poco valore acquistati alle aste televisive notturne, di processi, di raccontare barzellette sconce, di una capacità rara di fare mille cose lecite e illecite, di viaggiare tra decine di lussuose ville, di gaffe nazionali e internazionali, del gesto delle corna inaspettato e fuori luogo.
Racconta tutto questo Pino Corrias. “Silvio Berlusconi lascia alla politica metodo. L’idea che il potere non serva a governare, ma a proteggersi. Che la politica sia uno spettacolo permanente fatto di slogan, di promesse, di identificazione emotiva e che la sua rappresentazione istituzionale si muova con i vincoli della fedeltà e le complicità del clan.” Un precursore di una politica senza morale, di una rappresentazione della società falsa, costruita su trasmissioni televisive dove la banalità prevale, il gioco pecoreccio trionfa, le minigonne delle presentatrici sempre più corte. Il desiderio di imitazione: anche i giovani devono essere triviali e le ragazze sempre più nude per ottenere successo.
“Ha reso normale l’eccesso di vizio e di parola, condivisibile la furbizia, ammirevole l’impunità.” Disvalori con Berlusconi diventano modelli da seguire, dove il successo è facile da acquisire basta essere furbacchioni, imbroglioni con la faccia tosta. Le donne diventano bottino e ai calciatori vincitori si promette per premio «Un pullman di troie!».
“Ha ipnotizzato la sinistra, che invece di combatterlo svelandone l’inganno culturale, politico, oltreché il disastro economico che incorporava, ha finito per cadere nella sua rete di menzogne. Per miopia, per timore.”
Nota dolentissima, come si è mossa la sinistra per combattere un uomo ricchissimo, potente e la sua famosa discesa in campo? Non si è mossa affatto, ha ragionato e sperato che la magistratura intervenisse per “eliminare” il nemico invece di ragionare su politiche popolari, di contrapporsi al vuoto populismo con interventi di politica economica e sociale, con il sostegno della cultura, un’opposizione che risvegliasse dal sonno della ragione i più deboli, quelli che pensavano fosse facile imitarlo, i sempliciotti che esaltavano la dialettica e la capacità di “grande comunicatore”, di respingere “Il contratto con gli italiani” come una farsa da commedia dell’arte. Niente di tutto questo.
Berlusconi ha fatto scuola, il mondo politico, non solo italiano, lo imita. Basta essere ricchissimi, saper mentire con un bel sorriso, circondarsi di belle donne, mostrare ville lussuose, comprare una squadra di calcio (o di footbal americano, o di Hockey, etc.), essere sempre eleganti, avere una scarsa conoscenza di economia, storia, politica, scienza, ignorare i diritti umani ed il gioco è fatto.
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